A che punto è la regolamentazione degli Smart Contract in Italia?
Come avevamo ampiamente discusso nell’articolo “Smart Contract: cos’è, come funziona, i cosiddetti contratti intelligenti, sono uno degli strumenti centrali del dibattito riguardante la transizione verso il digitale. Nel suddetto articolo, ne avevamo già illustrato i vantaggi e i meccanismi di funzionamento. In questa sede, ci soffermeremo sulle implicazioni giuridiche di questa nuova forma di contratto. 

Gli Smart Contract in blockchain nascono grazie alla piattaforma Ethereum, che permette attraverso questi di distribuire le revenue a seguito della vendita di un NFT, di creare altri token partendo dalla piattaforma stessa, oltre che di porre in essere un accordo con validità legale tra le parti. 

Smart Contract: la situazione normativa in Italia 

Gli Smart Contract hanno validità giuridica? Esiste una regolamentazione nel nostro ordinamento? 

L’Italia in questo caso si è mossa in anticipo rispetto ad altri Paesi europei ed a febbraio 2019, con la legge di conversione del decreto-legge di semplificazione 135/2018, ha formulato una definizione dello Smart Contract ponendo delle discriminanti tra quelli che ambiscono al valore legale e quelli che non possono detenerlo. Un estratto del suddetto decreto recita: 

“Si definisce “smart contract” un programma per elaboratore che opera su Tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”

Gli standard definiscono inoltre che, per soddisfare il requisito della forma contrattuale scritta, si necessita della previa identificazione informatica delle parti seguendo il processo delineato dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). 

Smart Contract, il ruolo nevralgico di dati e oracoli 

Gli Smart Contract estrinsecano al massimo la loro utilità facendo eseguire, attraverso la funzione di calling, in automatico delle operazioni. Per far sì che questo avvenga, ogni Smart Contract deve essere collegato agli oracoli, il cui nome potrebbe richiamare a qualcosa di mistico, ma che essenzialmente risultano essere programmi che raccolgono ed elaborano dati.
Il ruolo di quest’ultimi è di fondamentale importanza, i dati non veritieri trasmessi da un oracolo comprometterebbero il funzionamento corretto degli Smart Contract e a quel punto le controversie legali finirebbero per acuirsi, innescando l’effetto opposto a ciò per cui sono nati questi strumenti. Il report
“Smart Contracts and the Digital Single Market Through the Lens of a “Law + Technology Approach” presentato alla Commissione Europea da Thibault Schrepel suggerisce di incentivare l’uso di oracoli attendibili. 

Il compito del legislatore è quello di introdurre un quadro normativo senza gravare questi strumenti di eccessivi adempimenti burocratici che svilirebbero di senso l’utilizzo degli Smart Contract. Introdurre e promuovere degli standard di Smart Contract in base all’ambito di applicazione, tradurre in linguaggio informatico il diritto contrattuale sono altre proposte interessanti introdotte nel report di Schrepel. Una corretta regolamentazione permetterebbe agli Smart Contract di sgravare la giustizia ordinaria dalla risoluzione di parecchie controversie. Un caso emblematico è quello di Etherisc, protocollo assicurativo che attraverso un oracolo traccia gli orari di decollo e atterraggio dei voli e provvede a rimborsare i clienti in caso di ritardo. 

Smart Contract: la situazione normativa in UE e Usa 

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione denominata Blockchain Strategy per indirizzare l’operato della Commissione. L’obiettivo è quello di creare un quadro giuridico paneuropeo condiviso e che conferisca una certezza legale degli Smart Contract in tutti gli Stati europei.
Le caratteristiche transnazionali della
blockchain, e quindi anche degli Smart Contract, necessitano di norme condivise per promuovere l’utilizzo di questi strumenti. La risoluzione dichiara apertamente che il fine dell’operato della Commissione Europea dovrà essere quella di evitare la frammentazione del quadro normativo.
L’
European Blockchain Services Institute (EBSI), introdotto nel 2021, dovrà essere l’ente che, con consapevolezza tecnica e giuridica, avrà il compito di costruire una propria blockchain che connetta gli Stati, incentivando l’interoperabilità tra gli attori business del continente. In Europa solo Malta ha dato una definizione giuridica degli Smart Contract definendoli Innovative Technology Arrangement. Al momento gli Smart Contract stipulati tra due parti appartenenti a due diversi Paesi devono affidarsi al Regolamento UE Roma I per stabilire la giurisdizione di competenza. 

Un altro quadro normativo da tenere in considerazione è quello degli USA. Notoriamente le innovazioni tecnologiche nordamericane influenzano i trend del Vecchio Continente e così anche le soluzioni normative che ne derivano. Ovviamente, gli Stati Uniti godono di un sistema maggiormente liberale e i vari Stati godono di un’ampia autonomia normativa. Nel 2018 il Tennessee, attraverso il Senate Bill N.1662, ha sancito la validità legale degli Smart Contract con la seguente motivazione: “non è possibile negare efficacia giuridica a un contratto solo perché è eseguito tramite uno smart contract”. La stessa linea è stata adottata anche dall’Arizona e il Wyoming ha attuato diverse leggi volte a promuovere la tecnologia blockchain anche in ambito giuridico. 

Una regolamentazione quanto più condivisa tra gli Stati europei e non, quantomeno tra i principali partner commerciali, permetterebbe di promuovere dei modelli e di risolvere ex-ante le problematiche che per le caratteristiche degli Smart Contract non possono essere risolte ex-post.

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Davide Calderone

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